Versi di una storia
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Da Simmel a Coser, passando per Weber e l’arte della guerra di Sun Tzu, filosofi e sociologi hanno sottolineato il valore fondante del nemico e del conflitto per rinsaldare i confini del gruppo. Ma a volte, i ‘barbari’, coloro cioé che parlano un’altra lingua dalla nostra e che vengono da fuori del regno rappresentano l’unica soluzione, la soluzione finale, la forza che sventra e che dà pace e buona morte (eutanasia) al moribondo impero.
Picture
Aspettando i barbari / Constantino Kavafis

Che aspettiamo, raccolti nella piazza?
Oggi arrivano i barbari.


Perché mai tanta inerzia nel Senato?
E perché i senatori siedono e non fan leggi?


Oggi arrivano i barbari.
Che leggi devon fare i senatori?
Quando verranno le faranno i barbari.


Perché l’imperatore s’è levato
così per tempo e sta, solenne, in trono,
alla porta maggiore, incoronato?


Oggi arrivano i barbari.
L’imperatore aspetta di ricevere
il loro capo. E anzi ha già disposto
l’offerta d’una pergamena. E là
egli ha scritto molti titoli ed epiteti.


Perché i nostri due consoli e i pretori
sono usciti stamani in toga rossa?
Perché i bracciali con tante ametiste,
gli anelli con gli splendidi smeraldi luccicanti?
Perché brandire le preziose mazze
coi bei caselli tutti d’oro e argento?


Oggi arrivano i barbari,
e questa roba fa impressione ai barbari.


Perché i valenti oratori non vengono
a snocciolare i loro discorsi, come sempre?


Oggi arrivano i barbari:
sdegnano la retorica e le arringhe.


Perché d’un tratto questo smarrimento
ansioso? (I volti come si son fatti serii)
Perché rapidamente le strade e piazze
si svuotano, e ritornano tutti a casa, perplessi?


S’è fatta notte, e i barbari non sono più venuti.
Taluni sono giunti dai confini,
han detto che di barbari non ce ne sono più.


E adesso, senza barbari, cosa sarà di noi?
Era una soluzione, quella gente.


(traduzione di Filippo Maria Pontani)
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