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Lettera di un Ammalato / Nikos Kavvadias

Alexis, amico mio, la tua lettera mi è arrivata

e mi domandi cosa faccio adesso e come sto
Sappilo allora, il dottore ha detto alla mia mamma
che pochi giorni ancora e morirò...

E' questo un tempo che mi son stancato
di leggere sempre gli stessi libri che ho con me
e avevo sempre voglia di qualche novità
che mi portasse un po' di varietà.

E la novità ieri mi è giunta così improvvisa
il medico parlava sommesso in corridoio
ma l'ho sentito in camera veniva buio
e si era fermato un poco il rumore della strada.

Certo che ho pianto sotto la mia coperta.
Un dispiacere. E pensa, giovane così
ma io subito mi sono ripromesso
di mostrarmi come sempre coraggioso.

Te lo ricordi come sognavo di viaggiare
e avevo un diabete e un planisfero
e sempre mi preparavo alla partenza
e sempre la mamma mi diceva: a Marzo...

Ora ho varato sul vetro un bastimento
ed ho inciso un breve verso di Mankr:
"Che tristezza infinita si cela dentro i viaggi!"
e per un viaggio ecco che son partito.

Porta i miei saluti a tutti i nostri amici
e se ti capitasse mai di vedere Eléni
dille che sono imbarcato sopra un cargo
e che oramai non è il caso che mi aspetti.

A dir la verità io volevo che Caronte
venisse a prendermi come un capitano
sbattendo gli scarponi pesanti di corame
e fumando la sua lunga lunga pipa.

Alexis, ora lo so che ti ho stancato
e da piangere ti ho fatto anche venire
non troverai son certo parole di risposta
e di scrivermi non ti verrà l'ardire...
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